Quando il frutto della terra proviene da un luogo “in armonia con le forze della natura
ha già in sé la potenzialità di essere “eccellente”.
Il rispetto della natura, del luogo che ci ospita e delle persone che ci vivono e lavorano.
Così nascono i nostri prodotti..

Offrire al mercato Prodotti di altissima qualità rispettando le espressioni che il Vino, l’Olio e i Frutti possono dare in questo territorio,
senza tradire lo stile, l’eleganza e la ricchezza di profumi di queste dolci colline.

La nostra filosofia

Questo “motto” racchiude sinteticamente i principi che la famiglia Venerosi Pesciolini ha sempre seguito nell’occuparsi della Tenuta di Ghizzano e che ha tramandato di generazione in generazione sin dal 1370…Il nostro percorso verso un’agricoltura “naturale”.

In coerenza con la nostra tradizione e con la nostra storia, dal 2003 abbiamo iniziato il nostro percorso di agricoltura biologica “naturale”, cioè senza l’uso di concimi organici, senza uso di diserbanti, insetticidi e anticrittogamici, lavoriamo il terreno sotto la fila per controllare le infestanti e ossigenare il terreno.

Nutriamo il terreno con semine di sovescio e altri semi importanti per apporto di sostanze azotate, come ad esempio l’avena, il favino o la sulla.

Nel 2006 abbiamo iniziato a praticare l’agricoltura BIODINAMICA facendo trattamenti con 500 preparato 3 o 4 volte l’anno (in autunno e primavera) e 501 (in prefioritura e postfioritura e ogni qualvolta ci sembra importante).

L’azienda è Certificata BIODINAMICA dal 2018 da “DEMETER” (non soltanto i vigneti ma anche olivete e seminativi).

Con i nostri collaboratori Michele Franci e il dott. Roberto Righi abbiamo frequentato corsi di agricoltura biodinamica e siamo entrati a far parte dell’associazione “BIODINAMICA


Come coltiviamo la vite

Le nostre piante sono allevate in parte a cordone speronato e in parte a guyot e gestite con una potatura invernale lasciando di solito 4 occhi.
Seminiamo i filari con circa 30 diverse varietà di semi per immettere naturale sostanza azotata e per far respirare il terreno.
Distribuiamo il preparato biodiamco 500 dopo la semina: stimola il processo di umificazione e lo sviluppo radicale e genera un miglioramento della struttura del terreno. Si ottiene un incremento della vitalità complessiva del suolo.

A primavera inoltrata cominciamo la scacchiatura e poi in estate arieggiamo la parete fogliare togliendo qualche femminella.
Non cimiamo ma intrecciamo i tralci al 5° filo. Usiamo soltanto rame e zolfo a basse concentrazioni e tisane di equiseto, ortica, nonché il preparato biodinamico 501, il tutto per gestire le malattie fungine.

Usiamo poi il bacillus turingensis solo quando abbiamo un attacco importante di tignoletta da campionatura delle uova sul chicco.
Controlliamo le infestanti in maniera meccanica sfalciando in mezzo ai campetti e sotto la pianta.



La nostra Vendemmia “Naturale”

Di solito iniziamo i primissimi giorni di settembre con il merlot, poi il sangiovesecabernet sauvignon e cabernet franc e per ultimo il petit verdot. Assaggiando l’uva e con l’aiuto di analisi a campione (degli zuccheri, ph e acidità) decidiamo quando vendemmiare ciascuna varietà o parcella. Naturalmente vendemmiamo a mano in piccole cassette aerate da circa 20 chili.
Una volta che l’uva arriva in cantina, la trasferiamo sul tavolo di scelta per supervisionare la sua sanità e integrità e soltanto dopo una attenta cernita viene riversata nella diraspatrice e da lì, senza passare dalla pompa, finisce in piccoli carrelli di acciaio da 2 quintali dove viene “pressata” con i piedi. Sia per la fermentazione alcolica che malo lattica non usiamo lieviti selezionati.

Effettuiamo il travaso del mosto nei tini senza uso di pompe. La durata della fermentazione va dai 7 ai 12 giorni a seconda della varietà e soprattutto dell’annata. Assaggiamo i mosti ogni mattina e decidiamo il da farsi. Usiamo vasche di acciaio, cemento e tini in legno da 30 hl a seconda dello stato e della varietà dell’uva (e anche della disponibilità delle vasche!!). Per la gestione del cappello facciamo soprattutto follature a mano e qualche delestage se abbiamo particolari problemi di riduzione. Cerchiamo di non fare rimontaggi (e, in caso, sempre molto brevi) per evitare il più possibile le pompe sul mosto. Abbiamo un sistema di raffreddamento delle vasche che usiamo soprattutto quando le temperature superano i 30 gradi.

Tutti i nostri vini svolgono la fermentazione malolattica e, per quelli selezionati per il Veneroso e Nambrotsi svolge in legno. Scopri tutte le annate della vendemmia nella Tenuta di Ghizzano


La maturazione in legno

Per la maturazione usiamo botticelle di rovere da 225 lt, 500 lt e 30 ettolitri, per un periodo che va dai 16 ai 18 mesi a seconda delle annate. Usiamo il legno soltanto come STRUMENTO per far evolvere il vino nel tempo, per farlo maturaresenza quindi voler AGGIUNGERE tannini di legnoNon vogliamo assolutamente che il legno prevalga sul frutto. Il nostro obiettivo, con il Veneroso e Nambrotè di produrre vini che abbiano longevità ma con la giusta armonia frutto/acidità legno. Per il Veneroso abbiamo scelto da qualche anno di usare le botticelle da 500 lt invece che barriques, soprattutto per il Sangiovese, e comunque poco legno nuovo (soltanto). Per il Nambrot invece abbiamo ancora bisogno di legno piccolo, anche se abbiamo ridotto al 30% l’uso del legno nuovo.


Ricerca e Innovazione

Dal 2017 abbiamo introdotto anche un’ ANFORA DI COCCIOPESTO per la maturazione di un sangiovese in purezza di prossima uscita con l’obiettivo di non “inquinare” la complessità, eleganza e freschezza del sangiovese delle nostre Terre di Pisa. Avere la giusta evoluzione attraverso un processo di lenta ossidazione in un recipiente che non alteri le caratteristiche intrinseche del vino.

Il Cocciopesto DT, ha la caratteristica di offrire una notevole durabilità nel tempo, una alta resistenza ed una notevole inerzia termica. Questo prodotto di estrema biocompatibilità - derivante dall’impasto crudo composto da cocci di laterizi macinati, frammenti lapidei, sabbia, legante cementizio e acqua - è stato scelto da Tenuta di Ghizzano per la vinificazione, con significativi vantaggi nell’intero processo. Sarà il Veneroso ad essere affinato in queste anfore proprio perché perfettamente “in linea” con la filosofia produttiva di Tenuta di Ghizzano: “rispettare ed esaltare il frutto del Sangiovese riducendo il più possibile l’influenza del tannino di legno”.

L’innovazione introdotta con i vasi vinari in cocciopesto, voluta da Ginevra Venerosi Pesciolini, garantisce infatti un’ottima micro-ossigenazione, esaltando nella vinificazione e nel processo di affinamento, le qualità organolettiche, arricchendo e amplificando l’aroma del vino.

La tradizionale forma ovoidale ha inoltre un'estetica affascinante, capace di trasformare la sala di vinificazione in un luogo di grande suggestione, da far ammirare ai numerosi ospiti di Tenuta di Ghizzano.


Note storiche

Gli antichi romani chiamavano questo materiale Opus Signinum termine latino derivante dalla città di Segni (Signa) presso Roma, dove secondo antiche fonti fu inventato. Nel 1° secolo a.c. Vitruvio ne descrive la fabbricazione e l’uso nel suo trattato ”De Architectura“. L’ antica miscela veniva utilizzata per rivestire le cisterne, le vasche termali, le terrazze scoperte, gli impluvi delle case, quando non erano di marmo o di pietra, le stanze riscaldate, ecc. Veniva inoltre utilizzato come intonaco deumidificante. La tecnica di applicazione nelle varie tipologie di utilizzo ne determinava il livello di permeabilità. La memoria e i segni delle antiche rotte commerciali del Mediterraneo, ai tempi dei Fenici prima e dei romani poi, rimangono nei ritrovamenti dei relitti delle navi cariche di prodotti di scambio. La traccia più significativa, anche nel nostro immaginario, è l’anfora per il contenimento di derrate alimentari, specialmente olio e vino. Nelle civiltà mediterranee dove l’argilla era il materiale prevalentemente utilizzato per la produzione di suppellettili, questi contenitori ad anfora in cotto, ottimizzati per il trasporto, venivano utilizzati anche per la conservazione. Già i Fenici usavano vinificare in recipienti d’argilla interrati; poi furono i greci prima ed i romani in seguito a proseguire questa tecnica. Questi ultimi facevano largo uso di grandi contenitori in terracotta di forma sferica chiamati dolia (sing. Dolium). Ci sono inoltre numerosi ritrovamenti importanti nelle regioni della attuale Georgia dove giare di dimensioni maggiori e della capacità di migliaia di litri venivano interrati in locali dedicati.

Ultima modifica 25.11.2020 9:40