Ghizzano è un piccolo borgo collinare, a circa 200 metri di altezza, situato sulla costa Toscana,
a 40 km da Livorno e 40 km a sud di Pisa. La cantina e il frantoio si trovano proprio attorno alla torre costruita dalla famiglia Venerosi Pesciolini nel 1370.
Siamo nella zona detta delle Colline Pisane che comprende un gruppo di colline a sud-est di Pisa. Nessuna di queste colline ondulate e gentili supera i 200 metri: il paesaggio è morbido e il clima è dolce
perché mitigato dalle arie marine, senza grandi estremi di temperatura e senza grandi rischi di gelate primaverili. Il terreno è un composito molto interessante. Un tempo la zona era sommersa dal mare
e tuttora la terra è ricchissima di conchiglie fossili. Di origine pliocenica presenta una tessitura sabbiosa-limosa-argillosa.
La Tenuta di Ghizzano conta oggi circa 350 ettari di cui 20 a vigneto, 20 a oliveto, 150 a colture cerealicole e 150 tra boschi e pioppete. Il nostro obiettivo è quello di continuare
a investire in un percorso di viticoltura e agricoltura naturale per dare al mercato prodotti, limitati nella quantità, ma di grandissima qualità, rispettando le espressioni che il vino
e l’olio possono dare in questo territorio, non tradendo lo stile, l’eleganza e la ricchezza di profumi di queste dolci colline.
Produrre magari molto poco ma molto bene... nel nostro vino e non smettere mai di crederci. Dal 2003 poi abbiamo iniziato
un percorso di conversione all’agricoltura biologica e dal 2008 siamo ufficialmente certificati dall’ente Suolo e Salute.
Dal 2001 abbiamo anche iniziato l’attività agrituristica: Abbiamo ristrutturato con grande cura alcune case poderali, arredandole con mobili di famiglia, per offrire un’ospitalità “calorosa” ma sempre
all’insegna della qualità e dell’eleganza.
Credendo profondamente nel rispetto del luogo dove operiamo abbiamo poi aderito, dall’annata 2006, al “Progetto qualità per il ripopolamento indigeno delle specie fagiano, pernice e lepre”
promosso dalla nostra Amministrazione Provinciale di PIsa. Lo scopo è quello di ricreare, attraverso operazioni di miglioramento agroambientale, particolare controllo dei predatori e aumento di luoghi
di abbeveramento e mangiatoie, una fauna indigena soprattutto di quelle specie come il fagiano, la pernice e la lepre che sono sensibilmente diminuite nelle nostre campagne da anni ripopolate soltanto
con fauna di allevamento.
